Un atleta venuto dal mare. Presentazione del volume curato da Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini

Roma, Complesso monumentale del San Michele

22 febbraio 2024 - Percorsi di lettura dell'Istituto centrale per l'archeologia

Un Atleta venuto dal mare Locandina
Un Atleta venuto dal mare Locandina

Giovedì 22 febbraio 2024 alle ore 16:00 a Roma, presso la Sala conferenze della Biblioteca delle arti del Complesso monumentale del San Michele, è in programma la presentazione del volume “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” curato da Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini.

Il testo è dedicato a un rinvenimento archeologico avvincente e controverso: quello del cosiddetto “Atleta di Fano” ritrovato nel 1964 nelle acque dell’Adriatico e oggetto di un lungo contenzioso tra lo Stato italiano e il Getty Museum di Malibu.

Il programma della presentazione prevede i saluti, portati dal Direttore generale Archeologia, belle arti e paesaggio, Luigi La Rocca, e da Massimo Osanna, Direttore generale Musei. L’introduzione sarà a cura di Elena Calandra, Direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia, che animerà il dialogo con le curatrici Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini: interverranno Stefania Bisaglia, dirigente del Servizio IV della Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio, che si occupa della circolazione dei beni culturali, Lorenzo D’Ascia, dell’Avvocatura generale dello Stato, che supporta il Ministero della Cultura nella complessa vicenda giudiziaria, ed Eugenio Polito, dell’Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale, esperto sotto il profilo della storia dell’arte antica.

Il volume scaturisce dal convegno “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno”, promosso dall'Università degli Studi di Ferrara nel 2021 riguardo alla statua dell’Atleta di Fano, così denominato per il luogo di rinvenimento, avvenuto a opera di un peschereccio italiano il 14 agosto 1964 nelle acque antistanti la città. La statua è nota peraltro con varie denominazioni, che ne tradiscono la storia complessa, tra le quali: “il Lisippo”, l’“Atleta vittorioso” e il “Bronzo Getty”.
Quest'ultima definizione denuncia l'attuale e controversa proprietà del bene: il John Paul Getty Museum di Malibu, che acquistò l'opera nel 1977 dichiarandone il rinvenimento in acque internazionali.

Come spiegato nella prefazione del volume, il Ministero della Cultura, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e l’autorità giudiziaria sono da anni impegnati in un’azione volta “alla restituzione allo Stato italiano dell’opera in forza anche del provvedimento con cui nel 2018 la Corte di Cassazione ne ha reso definitiva la sentenza di confisca, ritenendo che la statua dell'Atleta appartenesse storicamente e culturalmente all'Italia dal cui territorio era stata illecitamente sottratta”.
Il museo statunitense si è appellato alla Corte Europea di Giustizia presso cui pende ora il giudizio, ma nel frattempo il convegno e il volume hanno inteso analizzare la statua sotto vari profili.
Di essa sono analizzati nella prima sezione il luogo di ritrovamento e i possibili contesti originari (Rachele Dubbini), le denominazioni che si sono sovrapposte a connotarne la poliedrica percezione dell’identità (Materiateresa Curcio), fino alle nuove proposte di valorizzazione (Jessica Clementi); nella seconda parte l’opera è inquadrata nell’ambito del commercio antico delle opere d’arte greca nel Mediterraneo (Alessio Sassù), con un approfondimento sulle sculture d’ornamento a Roma (Alessandra Bravi); la terza parte ripercorre le intricate vicende processuali riguardanti il bronzo (Silvia Cecchi), inquadrandole nella prospettiva della restituzione dei beni archeologici (Serena Epifani); segue la riflessione sulla questione espositiva dei bronzi antichi, sotto il profilo della conservazione (Monica Galeotti e Anna Patera) e della valorizzazione (Francesca Morandini). 

La quinta sezione del volume guarda alla questione identitaria nel quadro internazionale, della quale l’Atleta è considerato un caso cruciale (Giuditta Giardini), analizzato accanto alle statue-gonfalone simbolo di varie città in età medievale. Il lavoro si chiude con le prospettive di ricerca e di valorizzazione dal contesto di provenienza in senso lato, guardando all’archeologia subacquea nelle Marche (Stefano Finocchi e Stefano Medas), agli spunti per la musealizzazione (Nicoletta Frapiccini), al recupero dell’area del teatro romano di Fanum Fortunae (Stefano Marchegiani).
La restituzione all’Italia dell’Atleta è ancora sub iudice, ma innegabile è il valore identitario che si è venuto creando intorno alla statua, che rappresenta un punto di riferimento per i cittadini di Fano e più in generale per la comunità di patrimonio, come la convenzione di Faro insegna.

La giornata del 22 febbraio rientra nei “Percorsi di lettura” organizzati dall’Istituto Centrale per l’Archeologia, e intende promuovere la riflessione e il dibattito su un lavoro corale ricco di spunti di interesse.

L’evento sarà trasmesso sul canale YouTube dell’Istituto Centrale per l’Archeologia.

Vedi la locandina della presentazione.

Scarica il comunicato.


Le curatrici

Jessica Clementi ha conseguito il dottorato in archeologia classica alla Sapienza Università di Roma. È assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Sapienza Università di Roma e docente di topografia antica presso l'Università degli Studi di Ferrara. Si occupa di storia dell’arte greca e romana e topografia antica, con molteplici interessi nel campo dell’archeologia funeraria e dei sistemi insediativi nel Delta Padano. La sua ricerca spazia dalla storia dell'archeologia, con una monografia dedicata agli scavi Torlonia sull'Appia Antica, all'applicazione di tecniche remote sensing per il monitoraggio di beni archeologici e la tutela del territorio.

Mariateresa Curcio ha conseguito il dottorato in archeologia classica, con titolo congiunto tra Sapienza Università di Roma e Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Ha lavorato come assegnista di ricerca per il Dipartimento di Scienze dell’Antichità alla Sapienza e per il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara. È autrice di una monografia sulla produzione artistica romana e di diversi articoli sulla statuaria nel mondo antico, la storia dell'archeologia e le metodologie museologiche. Attualmente si occupa di digitalizzazione del patrimonio culturale e di allestimenti museali.

Rachele Dubbini è professore associato in Archeologia Classica all’Università di Ferrara. È la fondatrice del laboratorio “Eredità Culturali e Comunità” specializzato sul rapporto tra il patrimonio culturale e le comunità che lo vivono e dal 2022 è direttrice del progetto di scavo “Appia Antica 39”, che indaga un lotto funerario di epoca imperiale alle porte di Roma. Autrice di numerosi studi sulla Corinto di epoca arcaica, sul paesaggio suburbano della città di Roma e sull'archeologia italiana in epoca fascista, si occupa principalmente dell’archeologia del sacro e dell'archeologia del paesaggio nel mondo greco e romano, della storia dell’archeologia italiana e dell’archeologia pubblica.


Un atleta venuto dal mare

Presentazione del volume curato da Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini

(Percorsi di lettura dell’Istituto Centrale per l’Archeologia - ICA)

giovedì 22 febbraio 2024, ore 16:00

Roma, Complesso monumentale del San Michele

(Sala conferenze della Biblioteca delle arti)

L’evento sarà trasmesso sul canale YouTube dell’Istituto Centrale per l’Archeologia